Wayne, terzo cofondatore di Apple ha altri documenti rari sull'azienda

       Ronald Wayne, lo sfortunato terzo co-fondatore di Apple che abbandonò l’azienda dopo solo un mese dalla sua creazione, ha mostrato alcuni rari documenti nei quali è visibile, tra le altre cose, il prototipo di astuccio per Apple I mai prodotto.

Ronald Wayne, lo sfortunato e poco conosciuto terzo co-fondatore di Apple, ha mostrato a Engadget alcuni rari documenti in suo possesso conservati nel suo brevissimo periodo di permanenza nei primi giorni di vita della Apple. Wyane, che ora ha 77 anni, è in pensione e vive a Pahrump, nel Nevada fondò la società con Jobs e Wozniak ma decise dopo neanche un mese di abbandonare l'azienda. Tra i documenti più interessanti, progetti e bozze di un astuccio per l’Apple I mai prodotto al quale Wayne aveva lavorato su richiesta di Jobs e la dichiarazione di scioglimento del rapporto dalla società, un recesso che all’epoca per soli 5$ gli permise di terminare definitivamente il suo breve rapporto con Apple. Altri documenti in possesso di Wayne sono: un modulo d’ordine per l’Apple II, un manuale per l’Apple I con ancora impresso il primo logo che Wayne stesso aveva ideato.
Recentemente Sotheby's ha venduto all’asta per 1.6 milioni di dollari il contratto di tre pagine che sanciva la nascita di Apple e firmato nel 1976 dai tre soci fondatori: Jobs, Wozniak e Wayne. Sembra che poco tempo addietro Wayne abbia venduto una copia manoscritta del contratto per una cifra molto inferiore. Come accennato, Ronald Wayne è stato partner di Apple per meno di un mese e lasciò la società prima che la stessa compisse il grande balzo con l’Apple II; a conclusione del suo rapporto decise di vendere il 10% delle azioni Apple (tutte quelle in suo possesso) per circa 800$.
Wayne, che ha lavorato successivamente come ingegnere in un'azienda di elettronica e che non ha mai neppure comprato un computer Mac, vive con un assegno dell'assistenza sociale (qualche cosa di simile alla nostra "pensione minima") in una casa prefabbricata ed integra la sussistenza fornita dal governo commerciando in monete rare e francobolli. Certo una condizione molto diversa da quella di cui avrebbe potuto godere se avesse avuto la lungimiranza di mantenere le azioni che gli spettavano e oggi avrebbero un valore di 21 miliardi di dollari.
Ricordiamo che alla storia di Apple abbiamo tempo addietro dedicato una lunga serie di articoli che trovate a questo indirizzo.




Il contratto di fondazione di Apple venduto all'asta da Sotheby's per 1,6 milioni di dollari

       E' stato venduto all'asta da Sotheby's per 1,6milioni di dollari il contratto di tre pagine che sancisce la nascita di Apple, firmato nel 1976 da Jobs, Wozniak e Wayne. Il prezzo stimato prima dell'asta era di 150mila dollari: la reliquia della storia dell'informatica è stata acquistata da Eduardo Cisneros, Ceo dell'omonima corporation e una delle famiglie più ricche del Sud America.

Nella previsione di Sotheby's il contratto della fondazione di Apple del 1976 aveva un prezzo finale d'asta previsto tra i 100mila dollari e i 150mila dollari, invece il martelletto che sancisce la chiusura dell'asta ha colpito tre volte per l'astronomica cifra di 1,6milioni di dollari. E' avvenuto poche ore fa a New York nella sede di Sotheby's: la reliquia della storia dell'informatica è stata acquistata da Eduardo Cisneros, Ceo dell'omonima corporation con attività in svariati campi dell'economia, dai trasporti alla produzione, dall'estrazione di materie prime fino a canali ed emittenti TV, fabbriche per la produzione di plastica, distributore e poi proprietario di importanti marchi globali: nella vastità di interessi e di campi controllati dalla Cisneros Corporation risulta non facile individuare il legame con Apple e Steve Jobs. Ma a Eduardo Cisneros e alla proprietà del gruppo, la sua famiglia è considerata una delle più ricche di tutto il Sud America, il contratto di fondazione di Apple forse stava particolarmente a cuore anche per i legami con la storia della propria azienda e non solo come reliquia di uno dei più grandi imprenditori di sempre. Nel 1984 infatti, anno di introduzione del Macintosh, il gruppo Cisneros ottenne la licenza per reappresentare Apple Computer in Venezuela.

L'originale contratto di fondazione di Apple firmato il primo aprile del 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e dal terzo socio meno conosciuto Ronald Wayne fu modificato solo 11 giorni dopo per volontà dello stesso Wayne che allora decise di uscire immediatamente da Apple per una somma di 800 dollari. Quando successivamente Jobs e Wozniak fondarono poi la società per azioni Apple, destinarono a Wayne una ulteriore compensazione di 1.500 dollari per la fuoriuscita, per escludere qualsiasi possibilità di risarcimenti futuri. Se Wayne avesse conservato il suo 10% di proprietà in Apple il valore complessivo oggi sarebbe di oltre 36miliardi di dollari.

In tutti questi anni Ronald Wayne, che Macitynet ha avuto occasione di incontrare nell'ultimo Macworld di San Francisco, ha sempre dichiarato di non essersi mai pentito di quella scelta. Wayne allora il più anziano dei tre soci Apple, aveva già alle spalle una iniziativa commerciale sfortunata che aveva generato una serie di debiti: la fuoriuscita da Apple fu decisa per evitare di peggiorare la situazione e anche per evitare di mettere a repentaglio i pochi risparmi accantonati, a differenza dei due Steve che allora nella nuova avventura avevano ben poco da perdere. "Se fossi rimasto con loro sarei diventato l'uomo più ricco nel cimitero" la dichiarazione raccolta lo scorso mese da Bloomberg conferma l'ormai storica versione di Wayne.
Apple contratto di fondazione


Un raro video in cui Jobs racconta la storia dei primi anni di Apple

Il Computer History Museum ha attualmente allestito una grande mostra in onore di Steve Jobs sul loro sito web e tra varie pubblicazioni, immagini e testi, è apparso un interessante video in cui Jobs spiega la storia di Apple, nei primi giorni della sua esistenza.
Il video, della durata di 23 minuti, è stato probabilmente registrato nei primi anni ottanta, quando Steve e il suo staff stavano lavorando sul Macintosh dopo aver ottenuto grande successo con Apple II.


E’ bello notare come il tono e i modi di Jobs non siano cambiati nel corso degli anni, utilizzando sempre la gestualità delle mani e l’utilizzo di iperbole per descrivere eventi e prodotti. Se avete letto o state leggendo la sua biografia, quello che ascolterete nel video non vi suonerà come nuovo, ma avrete modo di riascoltare la storia con un narratore d’eccezione.


 

Siri per Mac nel futuro di Apple?



Spesso se ne parla bene, talvolta invece no, fatto sta che l’assistente virtuale di Apple piace agli sviluppatori e solletica gli utenti: è, di fatto, la killer app del momento nell’ecosistema con la mela. Ecco perché, dopo il debutto su iPhone 4S, si vocifera di un porting sui Mac.
L’approdo di Siri sulle Apple TV tra qualche mese è praticamente dato per scontato, ma l’avanzata potrebbe toccare ben altri lidi. Negli ultimi tempi, infatti, Apple ha iniziato ad assumere nuovi ingegneri e specialisti da affiancare al progetto, con lo scopo -si legge tra le righe- di estendere i servizi vocali anche ai computer tradizionali.

In Ungheria sarà inaugurata la statua 

di Steve Jobs


A statue of Steve Jobs.

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Il 21 dicembre a Budapest sarà inaugurata una statua in bronzo dedicata al compianto Steve Jobs. L’opera realizzata dallo scultore ungherese Erno Toth è alta poco più di due metri e pesa 220 chilogrammi.
Si tratta di un omaggio da parte della Graphisoft, azienda produttrice di software da sempre sostenuta da Jobs anche in periodo comunista, in onore della sua persona, le sue idee, la sua leadership nel corso degli anni. La statua (che non è quella raffigurata nella foto) potrà essere ammirata all’interno del Graphisoft Park, una struttura che ospita numerose aziende del campo high-tech.
Curioso il fatto che Steve Jobs venga raffigurato nella sua “uniforme” che l’ha reso unico: girocollo, jeans Levi’s 501 un po’ alti in vita, New Balance ai piedi, occhiali da vista tondi e barba corta. In una mano avrà un dispositivo simile ad un iPhone. Spiega Toth:

 



Il nuovo campus Apple 

Apple campus






Apple ha rilasciato alla città di Cupertino nuovi rendering dell’immenso campus“astronave” che l’azienda ha in programma di costruire entro il 2015. Si rilevano in base ai nuovi prospetti delle modifiche rispetto al progetto iniziale presentato lo scorso giugno da Steve Jobs.

I nuovi rendering dell’enorme campus Apple, che diverrà una volta pronto la sede della società, si presentano come immagini a risoluzione maggiormente elevata e di migliore qualità rispetto a quelli precedenti. È possibile notare in base alle stesse un cambiamento del colore del tetto dell’edificio, ora più scuro; il palazzo è un anello perfettamente circolare, con mura e un grande giardino interno, percorsi per jogging e fitness, 9 ingressi e uno enorme spazio per la mensa.
La dimensione del campus, dalla forma simile a un disco volante, sono pari a più di 850 mila mq distribuiti su quattro piani e capaci di ospitare fino a 13 mila dipendenti Apple. Previsto un piano parcheggi vicino all’auditorium e un centro fitness interno di oltre 4 mila metri quadrati.
Quello che è stato soprannominato come “l’astronave madre” avrà pareti interamente realizzate con cristalli curvati di enormi dimensioni. Incarnerà perfettamente la filosofia dell’azienda con la mela morsicata: del resto, fu Steve Jobs stesso a definire ai tempi il progetto come il “pezzo di vetro per architettura più cool del mondo”.
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L'Apple I riacceso dopo 35 anni in Italia

Era il 1976 quando Steve Jobs e Steve Wozniak progettarono Apple I, il primo computer prodotto da quella che sarebbe diventata una della maggiori aziende nel settore informatico. Questa mattina, nell'aula del Politecnico di Torino, uno dei primi personal computer della storia è stato riacceso dopo 35 anni.
L'Apple I è considerato un pezzo raro, in quanto ne furono realizzati solo 200 esemplari. Il prodotto fu commercializzato dal luglio 1976 all'agosto 1977 ad un prezzo di 666,66 dollari. Verso la fine di novembre 2011, l'imprenditore e collezionista Marco Boglione, presidente di BasicNet, è riuscito ad ggiudicarsi all'asta un esemplare pagando la cifra di 157.000 euro.

Dopo aver verificato ogni circuito della scheda madre con tester e oscilloscopio, i tre tecnici del Dipartimento di Elettronica del Politecnico hanno dato il via libera all'accensione. Boglione ha premuto il pulsante e l'Apple I è tornato nuovamente in vita, mostrando il classico cursore lampeggiante di "prompt" sul monitor in bianco e nero.

Ecco il video delle fasi finali dell'operazione di accensione. Dopo attimi di silenzio nell'aula, parte l'applauso dei presenti:





Steve Jobs 1955-2011: ''Think Business'' il percorso della mostra di Torino nella fotogallery




La mostra Steve Jobs 1955-2011 a Torino permette ai visitatori di ripercorrere le principali tappe della vita e delle opere del co-fondatore di Apple. Il pezzo forte è l'esposizione dell'Apple I disposto all'interno di una ricostruzione in dimensioni reali del garage in cui i due Steve hanno fondato Apple e costruito il loro primo computer. Ricostruzioni d'ambiente, percorsi multimediali, una esposizione completa dei prodotti storici della Mela e molto altro ancora. Ecco la fotogalleria di Macitynet.

Per comprendere Steve Jobs, i suoi prodotti e soprattutto il suo modo di fare impresa occorre considerare la cultura hippy e ribelle che ha caratterizzato gli anni '60 e '70 in California. Non è un caso quindi che il visitatore che varca la soglia della mostra Steve Jobs 1955-2011 è accolto dalla ricostruzione di un furgoncino Volkswagen dell'epoca e anche una ricostruzione uno a uno del garage della casa dei genitori di Jobs, in cui i due Steve hanno fondato Apple e costruito il primo computer della Mela.

Fiori e microprocessori: all'interno del garage è possibile ammirare un raro esemplare di Apple I, il pezzo forte della mostra che Marco Boglione si è aggiudicato all'asta per 157mila euro nel 2010. Il computer è disposto su un banco di lavoro zeppo di chip e integrati, saldatore e stagno, necessario agli hobbisti dell'epoca per costruire i primi rivoluzionari personal computer. Sugli scaffali è invece possibile ammirare i dischi di Bob Dylan, dei Beatles e degli altri autori che il giovane Jobs ha ammirato e ascoltato per tutta la vita. Gli organizzatori si sono spinti oltre: sono riusciti a recuperare tutti i libri di buddismo, meditazione, zen e diete vegetariane di cui Jobs si era invaghito da ragazzo, uno su tutti l'Autobiografia di uno Yogi di Paramhansa Yogananda.

La mostra poi prosegue con un percorso completo tra le macchine che hanno fatto la storia di Apple e dell'informatica personale. Oltre all'Apple I è ovviamente presente il mitico Apple II, il primo vero personal concepito per essere prodotto in massa e facile da usare per gli utenti. Ma la prima vera macchina di cui Jobs ha sempre voluto vantarne la paternità è il primo, originale Mac 128K del 1984, anche questo presente con un esemplare completo e in perfetto stato di conservazione.

Nella mostra si incontrano diverse postazioni multimediali in cui il visitatore può scegliere gli spezzoni video che vengono proiettati a parete, semplicemente usando le mani su una interfaccia anche questa proiettata. Qui sono disponibili le video-testimonianze raccolte intervistando i protagonisti della rivoluzione informatica della Silicon Valley. Tra i numerosi interventi disponibili ricordiamo quello di Federico Faggin, il padre italiano del primo processore Intel e Lee Felsestein, membro dell'Home Computer Club e ideatore di uno dei primi micro venduti negli USA, il SOL.20 sconosciuto ai più ma apprezzatissimo dagli appassionati. Non ci stupiremmo se Marco Boglione ne avesse uno nella propria collezione di retro-computing.

La mostra procede con un esemplare del Lisa, postazioni dedicate a Pixar, l'altra grande azienda gestita da Jobs che ha rivoluzionato per sempre la computer grafica e l'animazione digitale. Insieme a Pixar Jobs ha creato anche NeXT un computer che non ha avuto fortuna a livello commerciale ma il cui sistema operativo e la rivoluzionaria tecnologia della programmazione a oggetti, sono diventati rispettivamente le basi dei Mac moderni e dello sviluppo software.

La mostra Steve Jobs 1955-2011 è aperta al pubblico da venerdì 2 dicembre 2011 a domenica 26 febbraio 2012 (lunedì-domenica 10-19; chiusa il martedì). Sono possibili visite guidate per gruppi e scolaresche e laboratori didattici su prenotazione (011.4326307/6334/6337 – didattica.mrsn@regione.piemonte.it). Sono previsti incontri serali a tema.
Macitynet ha anche pubblicato una intervista ai curatori della mostra e un articolo con ilresoconto dalla conferenza stampa di presentazione dell'evento di Torino.


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    La ricostruzione in dimensioni reali del garage della casa dei genitori di Jobs dove i due Steve hanno costruito Apple I e fondato Apple
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    Questa è la ricostuzione del van Wolkswagen che Jobs ha venduto per racimolare i soldi necessari per fondare Apple
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    Sul banco principale del garage c'è l'esemplare di Apple I che Boglione ha acquistato all'asta per 157mila euro, circondato dai componenti e dal saldatore per l'assemblaggio
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    Nel garage è anche possibile ascoltre Dylan, I Beatles e la musica preferita da Jobs. Questa passione ha portato alla nascita di iTunes e iPod
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    Su di uno scaffale sono raccolti alcuni dei libri che Jobs ha amato da ragazzo, molti dei quali letti e riletti più volte per tutta la vita
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    Uno stupendo esemplare completo di Apple II, il primo computer costruito in massa da Apple
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    Qui il Lisa computer avveniristico con interfaccia grafica e mouse ma troppo costoso: non fun un grande successo commerciale
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    Ecco il primo vero computer di Jobs: il mitico primo Apple Macintosh del 1984 con processore Motorola da 8Mhz e 128KB di RAM
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    Per la mania di perfezione di Jobs la scheda madre del primo Mac fu ridisegnata almeno un paio di volte, inclusa la disposizione dei chip
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    All'interno dello chassis del Mac 1984 c'è la firma serigrafata nel metallo di tutti i membri del team che contribuirono alla sua creazione, Jobs e Wozniak inclusi
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    La fotografia-manifesto della mostra Steve Jobs 1955-2011: l'imprenditore in posa casual con in braccio la sua preziosa creatura
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    Jobs fu estromesso dalla sua creatura Apple: qui il mitico computer NeXT. Potente e all'avanguardia ma un insuccesso commerciale
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    Un particolare dei controlli proiettati e "sensibili al tocco": i visitatori possono scegliere i documenti da visualizzare toccando le icone con la mano
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    Qui la postazione multimediale completa: nella mostra è possibile ammirare le testimonianze dei protagonisti della rivoluzione informatica, gli imprenditori e gli inventori della Silicon Valley
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    Il ritorno di Jobs: il rivoluzionario iMac colorato e tutto integrato è stato il primo computer lanciato dopo il ritorno di Jobs a Cupertino
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    Esperienza utente totale: anche il packaging era uno dei dettagli curati fin nei minimi dettagli dall'imprenditore-artista Steve Jobs.
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    L'evoluzione delle periferiche di puntamento in questa raccolta storica di tutti i mouse
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    Un particolare della confezione dell'Apple IIc, versione super compatta ed elegantissima dell'Apple IIe. La presenza della mano indica l'amichevolezza del sistema e ricorda molto il materiale promozionale anche dei Mac più recenti.